Pubblichiamo il diario militare di Padre Pigato, che fu tenente Cappellano di un reggimento contraereo della Julia che combatté sul fronte del Don nel lungo inverno 1942-1943.
Questo diario fu da lui scritto non seguendo i ricordi di una vita trascorsa, ma venne redatto giorno per giorno, a mano a mano che gli avvenimenti si verificavano e le sue esperienze si concretizzavano come momenti della sua vita sacerdotale.
Egli annota fatti quotidiani con le ripercussioni che questi avevano nel suo animo. Evidenzia i duri rigori della steppa russa e soprattutto la tormentata vita sofferta dai soldati in quel tragico inverno. Era sulla linea del fronte e vide cadere molti soldati e ufficiali: li assistette, feriti, e tante volte li compose nell'ultimo riposo; ne consegnò la memoria a queste pagine che rivelano delicatezza e intimo dolore di sacerdote.
Molti, forse, le leggeranno per ritrovarvi il nome e il ricordo di un loro congiunto che non è tornato; altri, i superstiti, si consoleranno leggendo il favorevole giudizio che su di loro pronunciò Padre Pigato in quei giorni pungenti per il freddo e per la nostalgia della lontana patria.
Tutti poi scorgeranno in ogni pagina l'ardore del Sacerdote Cattolico che amministra i Sacramenti e che, soprattutto con l'assoluzione, dona il perdono di Dio; e tutto questo era fatto per tener viva nel cuore dei soldati la fede che in quel momento spesso era l'unico conforto per uomini, che per dovere si trovano nelle tremende difficoltà di una guerra fratricida, decisa dalla sete assurda di potere di governanti che non avevano cercato il bene dei popoli, ma ne avevano alimentato l'odio reciproco. Si scoprirà, anche, l'audacia e l'ardore del soldato che si offre ai Superiori militari per andare a raccogliere sotto il bombardamento i feriti a lui cari, con atti di eroismo che gli meritarono la ricompensa al valore militare.
Anche i momenti di debolezza propria ed altrui sono fedelmente annotati: sono precisazione che rendono più umano l'eroismo di soldati che, così come erano e nonostante difficoltà e limiti, sapevano sacrificarsi nell'adempimento del loro dovere verso la Patria. Vi si ammirerà poi il religioso Somasco, vero emulo di S. Girolamo Emiliani, che con particolare tenerezza divide il pane con bimbi russi orfani che gli capita di raccogliere e di incontrare. E che ha ben conosciuto il Padre Pigato non può che legittimamente aspettarsi di vedere affiorare, anche in quelle dolorose circostanze, l'uomo di cultura, che pronuncia giudizi sulle ideologie politiche allora imperanti o sulla desolante ignoranza religiosa della Russia dopo la rivoluzione bolscevica. E Padre Pigato imparò la lingua russa - parte del suo diario è scritta in russo - per poter svolgere con più incisività il suo apostolato anche tra popolazioni del luogo dove si trovava.
Dopo la ritirata dal fronte il suo diario lo riaccompagna reduce con i suoi alpini in Italia; e, con i fatti succeduti all'8 settembre 1943, si chiude malinconicamente con le parole: Fui catturato .
Alle pagine del diario di guerra abbiamo aggiunto quanto egli scrisse in poesia latina o in prosa italiana rievocando persone e fatti della sua vita di cappellano militare.
I poemetti latini e soprattutto quello rimasto finora manoscritto, dedicato a Don Gnocchi, che egli conobbe personalmente nel periodo di guerra, risulteranno, ne siamo certi, particolarmente graditi ai lettori. In essi appare chiaramente che le opere dei cappellani militari, che sul fronte di guerra, furono di pace: ricondurre nella loro coscienza gli uomini a Dio e aiutare chiunque si trovasse nel bisogno spirituale o materiale. Padre Pigato e Don Gnocchi continuarono poi in questo loro operare, fino alla morte: l'uno attendendo all'educazione della gioventù come Preside e insegnante del Liceo Classico del Collegio Gallio in Como, l'altro aiutando ragazzi straziati nel corpo e nello spirito dalla guerra.
Al termine di questo libro vengono rievocati anche momenti di amicizia sincera e semplice del Padre Pigato con i reduci e i loro figli. In appendice sono trascritti, in ordine alfabetico, i nomi di tutti i soldati ricordati nel diario, nell'intento di facilitare la ricerca di qualche testimonianza, che, per molti lettori, riguarderà amici o parenti. Infine, abbiamo inserito, per gentile concessione della Signora Silvia Bonelli, la riproduzione delle memorie pittoriche che Osvaldo Bonelli, noto pittore comasco, tratteggiò col pennello mentre viveva le medesime traversie, negli stessi luoghi del fronte russo rievocati da Padre Pigato. Un sacerdote poeta e un pittore contemporaneamente hanno trascritto dal vivo per noi le vicende di quei giorni!
Altri cappellani hanno scritto le loro memorie, ampliando pagine di loro diari; Padre Pigato non volle mai farlo, perché amava dire che i fatti, se rivissuti nella memoria, possono perdere dell'immediatezza e della spontaneità che è propria delle pagine di un diario. Noi, memori della volontà dell'autore, presentiamo quanto lui aveva scritto, senza alcun commento e solo ora, dopo vari anni dalla sua morte, avvenuta il 3 maggio 1976.
Il diario, forse, non susciterà sempre uniformemente l'interesse del lettore. Lo abbiamo voluto ugualmente proporre come fu scritto, in quanto testimonianza storica e nell'intento di rivelare, nella sua completezza, la vita di un cappellano militare tra i soldati in tempo di guerra.
Ognuno leggerà, vedrà e ricorderà con queste pagine che offriamo a tutti i reduci dal fronte russo, ma non solo a loro.

P.M.T.


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